La Costituzione recita:

Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. (*)
NOTE:
(*) La legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1, ha disposto che l’ultimo comma
dell’art. 10 e l’ultimo comma dell’art. 26 della Costituzione non si applicano ai
delitti di genocidio.

In base a questo articolo, noi italiani riconosciamo l’inalienabile diritto ad ospitare ‘lo Straniero’ che nella sua patria viene torturato, violentato ecc.ecc. MA da l momento che

Art. 3
Tutti i cittadini (leggasi tutti coloro che stanno dentro il suolo nazionale italiano NDR) hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o
spirituale della società.

Boldrini: “Diremo agli immigrati: benvenuti in un posto sicuro”

La Presidente della Camera: “Tutte le regioni italiane si facciano carico dell’accoglienza di migranti. L’emergenza è nei loro Paesi, non da noi”
Fogli pieni di numeri e parole piene di passione, questa è Laura Boldrini, Presidente della Camera, quando parla del tema dell’immigrazione, alla vigilia del suo viaggio in Sicilia, venerdì, per la giornata mondiale del rifugiato. «Conosco le emergenze umanitarie da una vita, ho visto di persona, nelle aree più difficili del mondo, che significa scappare da un bombardamento e vivere in una tenda, cercare solo l’ombra, soffrire l’”habub”, le tempeste di sabbia che ti costringono a ripararti dove la temperatura arriva fino a cinquanta gradi. A Kassala, in Sudan, la sera si dormiva nelle bettole, un buco per terra come bagno, e prima di coricarsi bisognava fare una cortina di polvere intorno al letto per evitare che gli scarafaggi ti camminassero addosso». E poi l’Angola, l’Afghanistan, il Kosovo, la Macedonia, il Caucaso. «Gli unici che mi riuscivano a raggiungere in qualsiasi posto del mondo erano quelli di Radio Radicale», ricorda sorridendo.

Presidente Boldrini, cosa dirà ai rifugiati che incontrerà fra due giorni in Sicilia in veste di rappresentante dello Stato italiano?

«A loro dirò: “Welcome, benvenuti in un posto sicuro, qui non vi succederà nulla, nessuno vi torturerà, nessuno vi ammazzerà, nessuno vi perseguiterà più”. E allo stesso tempo però aggiungerei: “Ora che siete qui, organizzatevi, non riposate sugli allori, perché bisogna essere realistici, l’Italia può fare molto, ma non può fare tutto”».

Le nostre coste sono prese d’assalto, la Sicilia è in affanno. Anche secondo lei l’Europa non sta facendo abbastanza?

«Il senso della mia visita in Sicilia è proprio questo: rendere omaggio ai Corpi dello Stato che stanno lavorando in modo strenuo per salvare le persone e difendere principi sacrosanti del diritto internazionale. Ma vado anche a dare solidarietà a una regione che si sta prendendo il carico più grande dei flussi di richiedenti asilo. Le cifre parlano chiaro: in Sicilia sono ospitati il 33% dei migranti, in Veneto il 3%, in Lombardia il 7%. Il presidente Maroni, quando era agli Interni, aveva lanciato il progetto di una equa ridistribuzione tra Regioni. Oggi che è presidente della Regione però sembra non pensarla più così. Prima di lamentarci con l’Europa pensiamo a come organizzarci meglio al nostro interno».

Parliamo di emergenza: dove va gestita? Qui nei centri di accoglienza, o nei Paesi in cui le fughe cominciano?

«Ecco, intanto intendiamoci sulla parola “emergenza”. Chi sono le persone che arrivano? Il Mediterraneo è passato da rotta di migranti economici a via dell’asilo: oggi la gran parte delle persone – soprattutto siriani, eritrei, somali – scappano dalla morte, e prima di arrivare qui si fermano in ben altre zone. Prendiamo la Siria: 2milioni e 800 persone sono scappate nei Paesi confinanti. Nel Libano, che ha 4 milioni di abitanti, i rifugiati siriani sono 1 milione. E’ come se in Italia ce ne fossero 14 milioni, e invece ce ne sono 65.000, di tutte le nazionalità. Non sono solo numeri: se si ha una quantità così enorme di persone in fuga, è ovvio che una piccola percentuale arriva anche in Europa. Sa quanti ne arrivano in tutti i Paesi europei messi insieme? Meno dell’1%. L’emergenza non è qui, è lì».

Anche tra gli stati dell’Unione Europea la distribuzione dei flussi non è equa, non trova?

«Prima di lamentarci di essere stati lasciati soli chiediamoci quante domande di asilo sono state fatte negli altri Paesi, perché in quel caso scopriremmo – e mi scusi se torno sui numeri, ma mi sembrano la risposta migliore – che la Germania ha ricevuto nel 2013 109.600 domande d’asilo, la Francia 60.000, la Svezia 54,200, l’Italia 27.800. Quante persone sono arrivate via mare quest’anno? 55.000, tante, ma non tantissime, se paragonate alle 800.000 che stanno in Giordania».

Lei conosce i nostri centri. Le sembrano all’altezza di contenere questi numeri?

«Ci sono carenze nel nostro sistema, le stesse di sempre. La realtà è che gli arrivi via mare sono un dato strutturale, non possono essere gestiti come emergenze».

Si spende poco per l’accoglienza o si spende male?

«Ci vuole una cabina di regia capace di far colloquiare tutti gli attori e un monitoraggio che impedisca quello che avvenne nel 2011, quando si spesero tantissimi soldi per l’accoglienza, ma furono spesi male, con le persone alloggiate nei ristoranti cinesi e nei bed and breakfast, senza i servizi e senza mediatori culturali. Bisogna controllare dove finiscono i soldi, che vengano usati come previsto dalla convenzione».

E un maggiore coordinamento europeo?

«Si, innanzitutto nei valori, nell’assunzione di responsabilità rispetto al salvataggio di vite umane. E poi bisogna pensare a rilanciare processi di pace, a isolare i dittatori e non farci affari, trattare, sanzionare chi non ottempera. E dare delle alternative alla fuga nel Mediterraneo».

In che modo?

«L’operazione “Mare nostrum”, che pure ha il grande merito di salvare le vite, da sola non basterà mai. Per ridurre il numero di persone che si affidano ai trafficanti e prendono il largo, bisogna prevedere nei paesi di transito sedi diplomatiche dell’Ue attrezzate per accogliere domande d’asilo e per trasferire legalmente le persone nei paesi di destinazione. Oppure applicare il programma del “re- insediamento” dell’Unhcr, un sistema di screening dei rifugiati da cui gli stati membri possono poi pescare delle quote. Queste sono proposte concrete, che spero siano prese in considerazione nel prossimo vertice Ue e nell’imminente semestre di Presidenza italiana».

 

Sono belle parole, ma…  per quello che voglio dire vi lascio a questo video, lo riassume in maniera perfetta.

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