Questo è un racconto nato per un contest letterario su Facebook.

 

Erano le prime ore del mattino, e già l’aria era afosa e densa, ma a Muriel non interessava,  galvanizzata come era da quell’idea che per qualche strano disegno della sorte le era stato portato da quel timido refolo di vento. Aveva trovato l’uovo di colombo… e come una pazza stava lavorando sul suo terminale a casa, confrontando il suo lavoro con la divisione Meditech che stava ad Osaka, Giappone. L’America aveva appena aperto le frontiere con un nuovo esperimento; la possibilità di bypassare il danno alla spina dorsale per fa muovere gli arti paralizzati. La dottoressa Muriel dirigeva la sezione che si occupava della biocompatibilità delle interfacce: una roboante sigla per dire che a quella divisione spettava il novanta per certo di tutto il lavoro. Lei stava li, pigiare sui tasti, mentre il suo cervello vagava cercando di prevedere tutta una serie di errori che poteva essere imputati al sistema, certo non poteva prevedere tutto, ma di sicuro tutto quelli basilari o stupidi si. Ancora ridevano al laboratorio quattro, di uno stagista che vantandosi di essere il vate dei programmatori, con due semplici righe di codice, aveva resettato il computer centrale della Meditech. Stringa dopo stringa, come una sarta meticolosa stava cucendo quello che sarebbe stata l’upgrade a quello che facevano gli americani…

-Mamma, sai dov’è la spugnetta rossa?-

-Bagno, vicino al lavandino.-

Muriel, riprese il suo lavoro, con la consapevolezza che niente …

-Amore senti, non trovo gli occhiali, sai dove posso averli messi?- è irrilevante far notare il concetto che se l’unico portatore d’occhiali in famiglia ( il marito di Muriel), si perda tale oggetto portatore di luce (se non portate gli occhiali, chiedete a chi li porta quanta nebbia compare quando vengono rimossi dagli occhi) debba chiedere a tutto il quartiere se sa dove LUI abbia messo i SUOI occhiali.

-Ricordati quello che stavi facendo e ti verrà in mente amore, per favore lasciatemi in pace, appena finito qui andiamo al lago.

Doveva solo finire un paio di punti logici e la rete si sarebbe chiusa inglobando il problema e finalmente schemi, grafici e tutta la documentazione sarebbe stata archiviata in quel bellissimo oggetto tronco-conico di colore blu che aveva comprato da Ikea due anni prima.

-Amore,- il marito stava in salone – ho trovato i miei occhiali, eheheh ce li avevo sulla fronte. Senti che vuol dire il messaggio che compare qui sul portatile?-

Incominciarono a formarsi delle crepe, era tollerante a tutto ma non alla stupidità –Secondo te come faccio a sapere cosa ti dice il computer, se io sto nel mio studio e tu in salone? Non ho mica i super poteri.-

-Stai calma eh, che mica ti ho detto cotica.-  mentalmente Muriel urlò dopodiché lentamente si costrinse a calmarsi e a riprendere quel filo dei pensieri interrotto, in modo cosi rude.

-Mamma guarda, che bell’aeroplano mi ha comprato la nonna, dai mamma guarda… mammaaaaaa-

-Si bello, ora per favore mamma deve lavorare, poi ci giochiamo…-

-Ma non lo hai neanche visto- disse il figlio incominciando a piangere, tanto che venne la nonna.

-Perché questo cucciolotto piange?-

-Perché la mamma non ha visto il mio aeroplano.  La mamma è cattiva.-

-La mamma non è cattiva, ma sta lavorando lo sai che il lavoro di mamma è difficile. Appena avrà finito lo vedrà e ci giocherete.- disse la nonna con un amabile sorriso, guardando la madre che tutta assorta a fissare quelle strane scritte mentre le sua dita danzavano veloci sulla tastiera.

-No voglio che lo veda adesso, ecco.-

Il tiptiptiptiptiptitp della dita si fermò e freddamente la madre, fissando il figlio –Quello è un Cessna 404 Titan II, è dotato di due motori Continental Motors GTSIO-520 da 375 hp/280 kW in grado di far raggiungere al velivolo la velocità da 430 chilometri orari, se non ricordo male è stato costruito negli anni settanta. Contento? Adesso fuori!!!- la danza sui tasti riprese, più concitata di prima.

-Amore, il bambino vorrebbe andare in bagno.-

-Puoi portarcelo tu caro… sono in un punto importante, ho quasi finito…-

-Ma il bambino, ci deve andare adesso, no mamma tu sei ospite ci deve pensare lei, non può stare tutto il giorno davanti al computer come se facesse cose importanti.-

Muriel aveva finito, c’era tutto vi aveva lavorato per quasi tutta la mattinata… SAVE, IMMETTERE NOME FILE.

Il dito si stava avvicinando al tasto Enter che avrebbe salvato la sua più grande fatica… quando il computer si spense.

Muriel rimase impietrita, era mancata la luce… no il ventilatore era acceso. Nel suo campo visivo entrò il marito con in mano la presa della multipresa a cui era collegato il computer.

L’aria d’un tratto divenne tesa come una corda di violino.

Bue, lo Sharpey della piccola Sophie, per la paura si rifugiò nella cesta del bucato pulito… vista la male parata, le zanzare che non riuscirono a scappare decisero di fare suicidio collettivo.

-Ti giuro non ti capisco mi fai perdere la voglia di sorridere; tuo figlio, se l’è fatta sotto e tu stai a perdere tempo davanti a quel cazzo di com…

 

Da fuori, in strada una folla di curiosi si guardavano in giro nel tentativo di capire che cos’era quello strano suono di qualcosa che sbatte, unito ai spaghetti che si rompono e uno strano mugolio.

Il marito venne portato al pronto soccorso.

Quando gli infermieri lo portarono fuori,  aveva un tampone insanguinato sulla bocca, uno strano sacchetto e una curiosa scritta QAPMOC stampata a quarantacinque gradi in faccia.

 

DUE GIORNI DOPO

COMISSARIATO

-Dottoressa Muriel, leggendo il rapporto capisco che è si è trattato di un momento di follia, ma ci sono altri modi per…-

-Io lavoro per la Meditech e grazie a mio marito è sfumato un contratto da sei zeri e tutto perché lui non riesce a fare nulla e devo fare tutto io, spesso e volentieri faccio il doppio turno in laboratorio proprio per questo.-

-Capisco… nel referto medico, si parla di una strana scritta stampata a rilievo… QAPMOC.-

-Si è il Compaq il portatile quale lavoravo, sa ha la batteria rotta. La scritta gli si deve essere stampata quando gliel’ho tirato in faccia.- il commissario, incominciò a fare strani versi di chi vorrebbe ridere, ma non può farlo. – Si capisco ma qui dice che aveva un sacchetto pieni di denti.-

-Quello è il modo quasi sottile per fargli capire che lui non è re della casa e che anche io ho voce in capitolo. Quando gli ho tirato il portatile, il colpo gli ha fatto saltare quasi tutti i denti davanti, che ho raccolto in un sacchetto, in modo che portandolo dal dentista, potranno essere rimessi in loco, così mentre gli rimettono i denti, rifletterà sul fatto che forse ha sbagliato qualcosa, e non può dire che non mi sono preoccupata di fargli tornare il sorriso.-

Fino a che non ritornò in sede, ad Osaka, preferì rimanere in hotel lontano da tutto e tutti.

Sapete no come si dice vero? ‘Niente viaggia più in fretta della velocità della luce, tranne le cattive notizie, che seguono proprie leggi specifiche.’

Ovviamente, ci fu il processo… ma l’avvocato del marito se la dovette vedere con la divisione legale della Meditech, che di norma si occupano di problemi legali tra nazioni.

I figli vennero affidati alla dottoressa e al marito gli diedero un contentino… ma in tutta questa storia, una cosa va detta: il lavoro di Muriel non andò perso.

La dottoressa, non si era ricordata che aveva configurato l’editor in modo che salvasse, il lavoro automaticamente ogni minuto in una cartella condivisa on-line.

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