La società medievale di oggi in Italia.

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Di tutti i modi in cui avrei voluto e potuto incominciare quest’articolo, solo uno si adatta perfettamente: PORCA TROIA.

Questo post era, pardon voleva denunciare tutta la situazione di finto perbenismo moralista riguardante lo stupro di una minorenne avvenuto qualche giorno.

il 30 Giugno 2015 una mia cara amica condivide quest’articolo ‘Roma, 15enne violentata nella notte a Prati. L’aggressore si era finto un poliziotto’ lo stesso giorno a quasi un’ora di distanza aggiunsi: ‘… e i coglioni che si reputano ‘ben pensanti’ diranno: ‘eh però lei li ha incoraggiati, andando in giro la notte.’ Perchè si sà, la colpa non è mai del violentatore, ma della violentata. Ma annate ad asciugà gli scogli!!!‘ postando il primo Luglio ‘come volevasi dimostrare‘ mettendo questa foto:11011841_10206854859719370_6785523805121160695_n

Il cui commento gentile è stato : ‘Le mejo saranno SEMPRE le tipiche madri italiani asfissianti e possessive, quelle che addirittura si VANTANO che “mia figlia MAI in giro la sera”, che “mia figlia MAI con una gonna”, che “mia figlia MAI senza di me”, che quando l’amata figlia avrà 30 anni staranno ancora a rompere i coglioni che la disgraziata stia a casa alle 8. E intanto le figlie degli altri beh, so’ mignotte, ma perchè era vestita così, ma perchè è uscita di casa per stare con le amiche in un giorno di festa, ma le loro mamme dormivano? Arpie col dito puntato che si credono santarelline e brave donne.
Fanno più schifo come madri o come persone?’

Successivamente, mi imbatto in questo post; Vorrei tanto mettere il link, ma dal momento che posta ad una pagina specifica di facebook non posso farlo.

Ecco il testo:’Il mio pomeriggio sulla metro:
– salgo e due tizi (uno sulla quarantina e l’altro sulla cinquantina) già dalla banchina mi guardano e dicono: guarda come se ne va in giro tutta sola. (Erano le 19:55) salgo sulla metro ed i due corpulenti si avvicinano, io continuo a camminare e mi siedo dove di fronte c’era un’altra ragazza. I due continuano a parlare e a guardarmi, compresi i miei spostamenti, mi metto davanti alla porta per scendere nascondendomi dal loro sguardo. Per fortuna ho dovuto fare solo una fermata e poi sono scesa.
– prendo un’altra metro ore 20:11, salgo e vedo un tizio sulla 30ina che mi fissa , ci sediamo sui posto a quattro io attaccata ad una signora sulla 40ina. Il tizio mi fissa, ed inizia a sedersi anziché frontale di fianco allungando una gamba sul posto vuoto che ci separava e una mano mettendo così con il tronco di fronte a me. Dallo specchio frontale lo tengo d’occhio ed inizio ad essere pesantemente infastidita dal suo fissarmi ormai diventato squadrarmi fino a che vedo che il suo sguardo si abbassa: mi sta fissando il culo senza alcun ritegno. Sperando che i miei pantaloncini possano lasciar intravedere chissà che intimo.
A quel punto sono davvero incazzata e quindi decido di voltarmi e dargli un’occhiataccia, faccio così e lui vedendomi così mi fa: bel tatuaggio, particolare non l’avevo mai visto. Io rispondo :”grazie” con il tono più acido dell’universo, e dopo un po’ lui risponde quasi piccato un “prego” passano alcuni secondi ed il tizio inizia a canticchiare (non aveva auricolari) una canzone “fuck you, i wanna fuck you”. Sono rimasta immobile e all’ultimo momento mi sono alzata d’improvviso per scendere alla mia fermata (giusto per prenderlo in contropiede nel caso avesse intenzione di seguirmi).
In allegato come ero vestita oggi. (L’immagine, che non posso riportare, indica che la ragazza, snella porta una canottiera, per niente osè e un paio di shorts).
Ma questa gente non si rende conto di essere inquietante? Di spaventare e di mettere in imbarazzo se stessi e a chi si rivolgono?

E’ mai possibile che noi italiani siamo arrivati a questo?

Giudicare una ragazza, per come si veste? O porta tatuaggi?

Putroppo, ahimè, si!

La libertà di una persona finisce laddove incomincia quella degli altri; il confine tra queste due libertà è una domanda: chi sono io, per giudicare gli altri? Ma credo che tale domanda debba essere cambiata con: Chi cazzo sei tu per giudicare me!

Tornando alla povera ragazzina violentata, lo stupratore la ha avvicinata fingendosi un poliziotto, ha chiesto i documenti, ha chiesto di essere seguito in commissariato per accertamenti. La ragazzina, spaventata, lo ha seguito perché le avranno insegnato che alle Autorità non ci si oppone. Lui, l’ha condotta in un posticino appartato e l’ha violentata (aggiungo qualcosa sulla paura della ragazza, i tentativi vani di difendersi, il sentirsi strappare gli abiti di dosso, l’aver chiamato “aiuto!” Oppure solo “mamma!”, aver pregato perché non venisse ammazzata mentre LUI si sfogava su di lei, ecc…). Ora, per uno strano fenomeno maschilista e pedofilo del tutto italico, la ragazza sarebbe stata nel posto sbagliato, all’orario sbagliato e vestita succintamente. Se non ricordo male, poco tempo fa ci fu in India una manifestazione di sole donne; che si erano stufate di essere violentate e di sentirsi dire che la colpa era loro. Il ‘Ora, per uno strano fenomeno maschilista e pedofilo del tutto italico, la ragazza sarebbe stata nel posto sbagliato, all’orario sbagliato e vestita succintamente.‘ non è del tutto vero. Non crocifigetemi, leggete tutto il post; avrete tempo per farlo, dopo 🙂 . Diamo uno sguardo intorno a noi. Secondo un fantastico testo comico, dal titolo ‘COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA’ uomini e donne HANNO (visto quello che succede doveri usare il condizionale DOVREBBERO AVERE) gli stessi diritti… perchè non è così? Per quale motivo, non viene fatta ‘educazione sessuale’? Perchè non viene inculcato a sberle (due a due, finchè non diventano dispari) l’uso del preservativo? Perchè, se un uomo si scopa cinquanta donne è un figo, mentre se una donna ha rapporto con due uomini viene considerata una puttana? Tutto questo si riduce a tre semplici fatti: Società di tipo Maschilista, e Bigottismo medievale, uso smodato di ‘senno del poi’. Prima di continuare, DEVO fare una doverosa precisazione: La violenza sessuale è, secondo la definizione del codice penale italiano, la costrizione mediante violenza o minaccia a compiere o subire atti sessuali. Su un adulto è vergognosa, su un minorenne oltraggiosa!!! Ho fatto alcune ricerche… ‘La società italiana è impregnata da un’ottica maschile che molto banalmente considera l’uomo gran conquistatore e la donna gran mignotta. Una società in cui se un uomo fa una battuta a sfondo sessuale, è un simpaticone; se invece la stessa battuta la fa una donna, allora non ride nessuno perché certe cose in bocca a una donna sono volgari. Quella però è la medesima donna che, contemporaneamente, deve rinnegare la sua identità di donna per poter lavorare, rimandando il desiderio di avere un figlio a data da destinarsi… link ‘ Con orrore, ho trovato una chiara visione di quanto detto sopra.  Nel 1979, la vittima del processo filmato era una giovane di 18 anni, che denunciò per violenza carnale un gruppo di quattro uomini. Il processo fu reso difficile dal fatto che la vittima conosceva uno degli imputati e non presentava segni di percosse o maltrattamenti. Come difensore di parte civile, ancora una volta l’avvocatessa Tina Lagostena Bassi. In un’intervista del 2007, Lagostena Bassi dichiara: « Ricordo che la gente era sconvolta, perché nessuno immaginava realmente quello che avveniva in un’aula giudiziaria, dove la giustizia era altrettanto violenta degli stupratori nei confronti delle donne. Era una violenza… uno proprio la sentiva, materialmente » « Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire “Abbiamo parità di diritto, perché io alle 9 di sera debbo stare a casa, mentre mio marito il mio fidanzato mio cugino mio fratello mio nonno mio bisnonno vanno in giro? Vi siete messe voi in questa situazione. […] Ognuno raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza si fosse stata a casa, l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente. » Gli avvocati difensori al processo inquisirono sui dettagli della violenza e sulla vita privata della persona offesa, al fine di addossarle la responsabilità della violenza, tanto che ad un certo punto Tina Lagostena Bassi sente la necessità di ribadire che il suo ruolo non è quello di difendere la giovane che ha denunciato i quattro imputati. L’atteggiamento mentale che emergeva in aula era che una donna “di buoni costumi” non poteva essere violentata; che se c’era stata una violenza, questa doveva evidentemente essere stata provocata da un atteggiamento sconveniente da parte della donna; che se non c’era una dimostrazione di avvenuta violenza fisica o di ribellione, la donna doveva essere consenziente. « I fatti? Guardateli in concreto. Qui si tratta di una ragazza, senza offesa, perché signori miei, io non ho una cattiva opinione affatto delle prostitute […] qui si tratta di una ragazza che ha degli amanti a pagamento. […] Signori miei, una violenza carnale con fellatio può essere interrotta con un morsetto. L’atto è incompatibile con l’ipotesi di una violenza.»

Maschilismo ovvero Chi, o che, denota o rivela maschilismo, cioè l’idea di una presunta superiorità dell’uomo sulla donna: essere, proclamarsi m.; atteggiamenti, posizioni, affermazioni maschiliste

L’Assessore Angelo Colombo “Non sono di Sel né razzista, ma certe donne provocano e rischiano da come si vestono!!!” per poi chiedere scusa a destra e a sinistra. Ovviamente è la ragazzina che per come si era vestita con il chiaro intento di essere stuprata… ovviamente.

Bigottismo medievale, il bigotto è una persona che mostra zelo esagerato più nelle pratiche esteriori che nello spirito della religione ≈ bacchettone, ipocrita, moralista, puritano.

Il modo giusto per vestirsi è: per chi ha il seno generoso, se lo deve fasciare in modo da nasconderlo, portare vestiti in modo che non inducano a tentazione; maglia a maniche lunghe, gonna fino alle caviglie e possibilmente con stivali alti in modo da non mostrare le caviglie e il tutto corredato da mutandoni ascellari antistupro di zia Settimia.

Uso smodato di ‘senno del poi… eh se non usciva sarebbe successo; se mio nonno aveva tre palle era un flipper. Troppo comodo ragionare con la consapevolezza tardiva di come sarebbe stato meglio agire, è un modo vigliacco di scaricare la responsabilità.

IO sono un femminista, ed è un dato di fatto. Io credo che uomini e donne debbano avere la parità con gli uomini dal punto di vista politico, sociale e culturale e in questo mio blog, troverete molti articoli con i quali denuncio questa aberrazione.

Fino a qui sarebbe andato tutto bene (metaforicamente parlando) e il post si sarebbe chiuso qui… fino a che no ho trovato un’articolo…

MONTECATINI. Tutti assolti, con formula piena, perché il fatto non sussiste. Al termine di una camera di consiglio che si è protratta per quasi due ore, la Corte d’appello di Firenze ha ribaltato la sentenza di due anni fa: per i giudici di secondo grado, quello che è passato alle cronache per lo “stupro della Fortezza da Basso”, non c’è mai stato.

Per il presunto stupro, che secondo l’accusa sarebbe avvenuto a Firenze la notte del 25 luglio 2008 ai danni di una studentessa all’epoca 23enne, i sei giovani erano stati condannati a 4 anni e mezzo, mentre un settimo componente del gruppo di amici era è stato assolto.

Secondo il pubblico ministero, benché non l’avessero fatta bere per abusare di lei, quando però si erano accorti che la ragazza non era più in sé a causa dell’abbondante quantità di alcol assunto, ne avevano approfittato per fare sesso a turno in un’auto: un comportamento che, anche senza costrizione o minaccia fisica, configurava lo stesso per il codice penale il reato di violenza sessuale di gruppo.

La Corte d’appello ha accolto però in pieno la tesi delle difese: la ragazza, nota per le sue libertà sessuali, (quindi essendo bisessuale, un rapporto di convivenza ed uno omosessuale con una donna, la si può stuprare tranquillamente che tanto…), sarebbe stata consenziente durante i rapporti di gruppo e avrebbe fatto ritorno a casa in bicicletta; con il passare delle ore, però, si sarebbe resa conto di quello che era accaduto, per poi decidere di presentarsi in questura il 30 luglio dopo essere stata visitata al centro antiviolenza di Careggi; la denuncia fece scattare gli arresti che, a distanza di quattro anni e mezzo, si erano tradotti in una sentenza di condanna. La Corte d’Appello di Firenze ha scagionato sei imputati dall’accusa di aver violentato una 23enne dopo una festa, vicino alla Fortezza da Basso. I fatti risalgono al 2008. Nelle motivazioni si legge: “La vicenda è incresciosa, ma penalmente non censurabile. La giovane era presente a se stessa anche se probabilmente ubriaca, l’iniziativa di gruppo comunque non fu ostacolata”. Difensore: “Giudizi morali”

Essendo io ignorante; come si fa a dire che ‘la giovane era presenta se stessa anche se probabilmente ubriaca.’ [quando però si erano accorti che la ragazza non era più in sé a causa dell’abbondante quantità di alcol assunto…]  allora, c’è un probabilmente di troppo. Per chi non lo sapesse, l’ubriachezza è uno stato di intossicazione acuta da etanolo (alcool) al punto da alterare notevolmente le facoltà mentali e fisiche. (quindi anche se consenziente, vista l’alterazione dovuta all’alcool NON era presente a se stessa) I sintomi comuni possono includere il parlare in modo sconclusionato, la perdita dell’equilibrio, la mancanza di coordinazione, l’eccitazione, l’irritabilità, l’arrossamento di viso e occhi. Una persona che si trova in stato di alterazione delle proprie facoltà mentali per via di un abuso di sostanze alcoliche è detta “ubriaca”, la quale, la maggior parte delle volte, non ricorda l’accaduto.
Secondo i giudici, i ventenni abusarono delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della giovane che forse era ubriaca. In secondo grado, tutto ribaltato. Assoluzione. Perché per la Corte d’Appello la vicenda è “incresciosa”, “non encomiabile per nessuno”, ma “penalmente non censurabile“. In sostanza – ragionano i giudici nelle quattro pagine di motivazioni – la ragazza con la denuncia voleva “rimuovere” quello che considerava un suo “discutibile momento di debolezza e fragilità”.
La vicenda “incresciosa” è accaduta a Firenze nel 2008. In un’auto parcheggiata fuori dalla Fortezza da Basso, dove una ragazza ebbe un rapporto sessuale di gruppo al termine di una festa. Gli imputati, tutti italiani, avevano fra i 20 e i 25 anni. La ragazza 23. I giudici d’Appello adesso scrivono che il suo comportamento fa “supporre che, se anche non sobria” fosse comunque “presente a se stessa“. Inoltre “molte sono le contraddizioni” nel suo racconto: la sua versione è ritenuta “vacillante” e smentita “clamorosamente” dai riscontri. Riferendosi al rapporto, la Corte parla di una “iniziativa di gruppo comunque non ostacolata”. I giudici ritengono poi che i ragazzi possano aver “mal interpretato” la disponibilità della ragazza, me che poi non vi sia stata “alcuna cesura apprezzabile tra il precedente consenso e il presunto dissenso della ragazza, che era poi rimasta ‘in balia’ del gruppo”. Il difensore della 23enne, l’avvocato Lisa Parrini, bolla quella della Corte come “una motivazione densa di giudizi morali“. Il legale fa riferimento anche alla definizione “vita non lineare” data dai giudici a quella della ragazza, solo perché, spiega Parrini, “ha avuto due rapporti occasionali, un rapporto di convivenza e uno omosessuale”. (quindi seguendo la logica sopra indicata, questa povera ragazza è una navigatrice consumata di cazzi)  descritta “In una motivazione di sole quattro pagine – conclude l’avvocato – si sostiene che con il suo comportamento ha dato modo ai ragazzi di pensare che fosse consenziente”. In un passaggio i giudici definiscono la ragazza “un soggetto fragile, ma al tempo stesso creativo, disinibito, in grado di gestire la propria (bi)sessualità, di avere rapporti fisici occasionali di cui nel contempo non era convinta”.“Siamo indignate ed esterrefatte dalla lettura delle motivazioni della sentenza di assoluzione dei sei imputati per lo stupro della Fortezza. I giudici devono aver confuso i fogli con quelli di una sentenza emessa nell’Ottocento, perché stentiamo a credere che nel 2015 sia anche solo pensabile che la responsabilità di uno stupro ricada su chi lo subisce”. Lo affermano le parlamentari toscane di Sinistra Ecologia e Libertà, l’onorevole Marisa Nicchi e la senatrice Alessia Petraglia. «Questa sentenza rischia di vanificare lo sforzo sovrumano di tante donne che, credendo fermamente nella giustizia, hanno avuto il coraggio di denunciare e di ripercorrere quel percorso di dolore».Mi sono ricordato di una notizia simile… ma dal momento che si è svolta in un paese civilizzato…

Addio al celibato degenera in orgia: ballerina incinta e test di paternità per 8 uomini.

LONDRA (1 settembre 2009) – Doveva essere un addio al celibato indimenticabile e in un certo senso lo è stato davvero: otto uomini dovranno sottoporsi al test di paternità in Gran Bretagna, dopo che quella che avrebbe dovuto essere la classica notte di follie è degenerata in un’orgia. La notizia, riportata sul tabloid inglese The Mirror, sta scatenando un vero e proprio scandalo in Inghilterra.

La festa, durata alcuni giorni, si è svolta in trasferta a Merseburg, Germania. Per la serata clou era stata contattata una ballerina-spogliarellista, la ventenne Mandy Moeller. Tutto si è svolto come da copione, con gli uomini brilli, euforici e divertiti dall’esibizione della professionista, che ha ricevuto applausi molto partecipati dai presenti. Lo show non è finito però con lo spogliarello: terminato lo spettacolo la ventenne si è ritrovata a letto con tutti i partecipanti alla festa. Un finale di serata all’insegna della trasgressione che ha però avuto uno strascico: qualche tempo dopo la giovane si è accorta di essere incinta. Oggi è mamma di un bimbo di 16 mesi. Mandy ha richiesto, e ha ottenuto dal tribunale, un’ingiunzione grazie alla quale i potenziali papà sono ora obbligati a sottoporsi al test del DNA. Secondo la legge tedesca, infatti, chiunque sia il padre biologico della bimba sarà costretto a pagare gli alimenti per il suo sostegno. La Moeller ha spiegato così l’accaduto: «Dovevo solo ballare, ma mi sono lasciata andare. Era come stare sulla linea di montaggio alla Ford».

Strano che a questa ragazza essendo una spogliarellista, non gli sia stato detto che lei era nel torto visto il lavoro che fa; ma si sa la civiltà è a un metro oltre il nostro confine.

Nel mio piccolo, ho sempre cercato di immaginare la vita di una ragazza che ha subito una tale violenza… la lettera che leggerete da questa risposta, e vi far stare male come ci sono stato io.

Vorrei riuscire a scrivere qualcosa che abbia un senso ma non posso perché un senso, questa vicenda, non ce l’ha. Sono io la ragazza dello stupro della fortezza, sono io.
Esisto. Nonostante abbia vissuto anni sotto shock, sia stata imbottita di psicofarmaci, abbia convissuto con attacchi di panico e incubi ricorrenti, abbia tentato il suicidio più e più volte, abbia dovuto ricostruir a stenti briciola dopo briciola, frammento dopo frammento, la mia vita distrutta, maciullata dalla violenza: la violenza che mi é stata arrecata quella notte, la violenza dei mille interrogatori della polizia, la violenza di 19 ore di processo in cui é stata dissezionata la mia vita dal tipo di mutande che porto al perché mi ritengo bisessuale. Come potete immaginare che io mi senta adesso? Non riesco a descriverlo nemmeno io. La cosa più amara e dolorosa di questa vicenda é vedere come ogni volta che cerco con le mani e i denti di recuperare la mia vita, di reagire, di andare avanti, c’é sempre qualcosa che ritorna a ricordarmi che sì, sono stata stuprata e non sarò mai piú la stessa. Che siano state le varie fasi della lunghissima prima udienza, o le sentenze della prima e poi della seconda, ne ho sempre avuto notizia dai social media piuttosto che dal mio avvocato. Come mai questo accada non lo so. So soltanto che é come un elastico che quando meno me l’aspetto, mentre sono assorta e impegnata a affrontare il mondo, piena di cicatrici, ma cercando la forza per farcela, questo maledetto elastico mi riporta indietro di 7 anni, ogni maledetta volta. Ogni maledetta volta dopo aver lavorato su me stessa, cercato di elaborare il trauma, espulso da me i sensi di colpa introiettati, il fatto di sentirmi sbagliata, sporca, colpevole. Dopo aver cercato di trasformare il dolore, la paura, il pianto in forza, in arte, ecco un altro articolo che parla di me. E io mi ritrovo catapultata di nuovo in quella strada, nel centro antiviolenza, nell‘aula di tribunale. Tutto questo mi sembra surreale come un supplizio di Tantalo.
La memoria é una brutta bestia. Nel corso degli anni si dimenticano magari frasi, l’ordine del prima e dopo, ma il corpo sa tutto. Le sensazioni, il dolore fisico, il mal di stomaco, la voglia di vomitare, non si dimentica. Che poi quanti sforzi ho fatto per ritornare ad avere una vita normale, ricominciare a studiare, laurearmi, cercare un lavoro, vivere relazioni, uscire, sentirsi a proprio agio nel proprio corpo, nella propria città. E quante volte sono stata invece redarguita dal mio legale, per avere una “ripresa”. Per sembrare andare avanti, e non sconfitta, finita. “La vittima deve essere credibile”. Forse se quella volta avessi inghiottito più pasticche e fossi morta sarei stata più credibile? Forse non li avrebbero assolti? Essere vittima di violenza e denunciarla é un’arma a doppio taglio: verrai creduta solo e fin tanto che ti mostrerai distrutta, senza speranza, finché ti chiuderai in casa buttando la chiave dalla finestra, come una moderna Raperonzolo. Ma se mai proverai a cercare di uscirne, a cercare, pian piano di riprendere la tua vita, ti sarà detto “ah ma vedi, non ti é mica successo nulla, se fossi stata veramente vittima non lo faresti”. Così può succedere quindi che in sede di processo qualcuno tiri fuori una fotografia ricavata dai social network in cui, a distanza di tre anni dall’accaduto, sei con degli amici, sorridi e non hai il solito muso lungo, prova lampante che non é stato un delitto così grave. Fondamentale, ovviamente. A sette anni di distanza ancora ho attacchi di panico, ho flashback e incubi e lotto giornalmente contro la depressione e la disistima di me.
Non riesco a vivere più nella mia cittá, ossessionata dai brutti ricordi e dalla paura di ciò che la gente pensa di me. Prima la Fortezza da Basso era un luogo pieno di ricordi positivi, la Mostra dell’Artigianato, il Social Forum Europeo, i numerosi festival e fiere. Adesso é un luogo che cerco di evitare, un buco nero sulla mappa della cittá di Firenze. Mi é stato detto, é stato scritto, che ho una condotta sregolata, una vita non lineare, una sessualità “confusa”, che sono un soggetto provocatorio, esibizionista, eccessivo, borderline. C’é chi ha detto addirittura che non ero che una escort, una donna a pagamento che non pagata o non pagata abbastanza, ha voluto rivalersi con una denuncia. Perché sono bisessuale dichiarata, perché ho convissuto col mio ragazzo un anno prima che succedesse tutto ció, perché amo viaggiare e unito al fatto che non sono riuscita a vivere nella mia città dopo l’accaduto, ho viaggiato molto, proprio per quella sensazione di essere chiunque e di dimenticare la tua storia in un posto nuovo. Perché sono femminista e attivista lgbt e fin dai 15 anni lotto contro questo schifo di patriarcato che oggi come sette anni fa, cerca di annientarmi come ha fatto e fa continuamente, ovunque. Perché mi vesto non seguendo le mode, e quindi se seguo uno stile alternativo, gothic o cose del genere, sono automaticamente tacciata per promiscua. Perché sono (?) un’attrice e un’artista e ho fatto happening e performance usando il corpo come tavolozza di sentimenti e concetti anche e soprattutto legati al mio vissuto della violenza (e sì, la Body art é nata negli anni 60, mica ieri. Che poi, qualcuno si sognerebbe forse di augurare o giustificare chi stuprasse Marina Abramovic perché si é mostrata nuda in alcuni suoi lavori?). Ebbene sì, se per essere creduta e credibile come vittima di uno stupro non bastano referti medici, psichiatrici, mille testimonianze oltre alla tua, le prove del dna, ma conta solo il numero di persone con cui sei andata a letto prima che succedesse, o che tipo di biancheria porti, se usi i tacchi, se hai mai baciato una ragazza, se giri film o fai teatro, se hai fatto della body art, se non sei un tipo casa e chiesa e non ti periti di scendere in piazza e lottare per i tuoi diritti, se insomma sei una donna non conforme, non puoi essere creduta. Dato che non hai passato gli anni dell’adolescenza e della giovinezza in ginocchio sui ceci con la gonna alle caviglie e lo sguardo basso, cosa vuoi aspettarti, che qualcuno creda a te, vittima di violenza? Sono stata offesa non solo come donna, per ciò che sappiamo essere accaduto. Ma come amica, dal momento in cui il capetto del gruppo era una persona che consideravo amica, e mi ha ingannato. Sono stata offesa dagli avvocati avversari e dai giudici come bisessuale e soggetto lgbt, che hanno sbeffeggiato le mie scelte affettive e le hanno viste come “spregiudicate”. Sono stata offesa come femminista e attivista lgbt quando la mia adesione a una manifestazione contro la violenza sulle donne é stata vista come “eccessiva” e non idonea a una persona vittima di violenza, essendomi mostrata troppo “forte”. Sono stata offesa dalla corte e dagli avvocati avversari per essere un’artista e un’attrice (o per provarci, ad ogni modo), un manipolo di individui gretti che non vedono oltre il loro naso e che equiparavano qualsiasi genere di nudità o di rappresentazione che vada contro la “norma” (per es. scrivere uno spettacolo sulla prostituzione) alla pornografia. Mi hanno perfino offeso in quanto aderente alla moda giapponese delle gothic lolita (e hanno offeso il buon senso), quando hanno insinuato che fosse uno stile che ha a che fare con pornografia, erotismo e chissà cos’altro. Hanno offeso, con questa assoluzione, la mia condizione economica, di gran lunga peggiore della loro che, se hanno vinto la causa possono dir grazie ai tanti avvocati che hanno cambiato senza badare a spese, mentre io mi sono dovuta accontentare di farmi difendere da uno solo. E condannandomi a dovere essere debitrice a vita per i soldi della provvisionale che ho speso per mantenermi negli ultimi due anni, oltre al fatto che nessuno ripagherà mai il dolore, gli anni passati in depressione senza riuscire né a studiare né a lavorare, a carico dei miei, e tutti i problemi che mi porto dietro fino ad adesso. Rischio a mia volta un’accusa per diffamazione, anche scrivendo questa stessa lettera. Ciò che più fa tristezza di questa storia che mi ha cambiato radicalmente, é che nessuno ha vinto. Non hanno vinto loro, gli stupratori (accusati e assolti in II° ndb), la loro arroganza, il loro fumo negli occhi, le loro vite vincenti, per esempio l’enorme pubblicità fatta ai b-movie splatter del “capetto” del gruppo, sono andate avanti nonostante un’accusa di stupro. Abbiamo perso tutti. Ha perso la civiltà, la solidarietà umana quando una donna deve avere paura e non fidarsi degli amici, quando una donna é costretta a stare male nella propria città e non sentirsi sicura, quando una giovane donna deve sospettare quando degli amici le offrono da bere, quando si giudica la credibilità di una donna in base al tacco che indossa, quando dei giovani uomini si sentiranno in diritto di ingannare e stuprare una giovane donna perché e’ bisessuale e tanto “ci sta”. Quello che vince invece, giorno per giorno attraverso quello che faccio, é la voglia di non farmi intimidire, di non perdere la fiducia in me stessa e di riacquistarla nel genere umano, facendo volontariato, assistendo gli ultimi, i disabili, le persone con disturbi psichici (perché sì, anche quando si é sofferto di depressione e forse soprattutto per questo, si é capaci di essere empatia e d’aiuto). Se potessi tornare indietro sapendone le conseguenze non so se sarei comunque andata al centro antiviolenza, da cui é poi partita la segnalazione alla polizia che mi ha chiamato per deporre una testimonianza tre giorni dopo. Ma forse si, comunque, per ripetere al mondo che la violenza non é mai giustificabile, indipendentemente da quale sia il tuo lavoro, che indumenti porti, quale sia il tuo orientamento sessuale. Che se anche la giustizia con me non funziona prima o poi funzionerà, cambierà, dio santo, certo che cambierà.

La ragazza della Fortezza da Basso

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2 risposte a “La società medievale di oggi in Italia.”

  1. Marcus Zeeman ha detto:

    beh la giustizia italiana. non se ne parli più per favore… io ho avuto una causa di lavoro che il giudice (donna) ha deciso di chiudere perchè doveva andare in ferie. Mi ha praticamente detto che se non avessi patteggiato me l’avrebbe fatta perdere. Lo so che non è paragonabile a quello che è successo alla ragazza di Firenze… ma volevo solo aggiungere un tassello.
    Per quanto riguarda, invece, i commenti di Vincenzo Pampalone, Giovanni Trombetta, Anton Brown, Vincenzo Casella, Elio Pipolo, Gabriele D’Errico e i loro degni compagni: io auguro a tutti loro che i loro figli incontrino persone come loro sulla loro strada.

  2. L’ha ribloggato su Rainbowman56's Blog.

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