Quest’articolo è un evoluzione di ciò che ho scritto su Facebook.

Purtroppo Facebook non permette una formattazione evoluta, per cui lo ripropongo qui.

11 Settembre 2001: Stati Unit – attentato alle torri gemelle, New York, dove morirono 2.752 persone, tra queste 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti.
Noi subito a dire ‘siamo tutti americani…’ tutta L’Italia si fermò per un quarto d’ora per omaggiare i morti di quella tragedia.

7 e il 9 Gennaio 2015: Francia – attentato agli uffici del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, e il supermercato Kosher Hyper Cacher, a Porte de Vincennes. Rimasero uccise diciassette persone.
Noi subito a dire; ‘Je suiss Cherlie Hebdo’ e subito a mettere la nostra foto con la bandiera francese. Il presidente francese François Hollande ha dichiarato ‘Chiunque abbia sfidato al Francia, ha sempre perso!!!’ Peccato che a Waterloo stanno ancora ridendo…

22 Marzo 2016: Belgio – Aeroporto di Bruxelles, ci sono state due esplosioni presso la sala delle partenze dell’aeroporto di Bruxelles-National verso le ore 8:00 del mattino: una esplosione vicino ai banchi di accettazione delle compagnie American Airlines e Brussels Airlines e l’altra vicino ad una caffetteria Starbucks.
Stazione della metropolitana Maelbeek/Maalbeek, una terza esplosione ha avuto luogo sul vagone centrale di un convoglio della metropolitana nel centro di Bruxelles. Il treno stava viaggiando tra le stazioni di Maelbeek/Maalbeek e Schuman alle ore 9:11 locali.
32 morti e 250 feriti.
Noi subito a piangere ‘Ma come si fa, che bastardi….’

Siria, secondo il modo di pensare tutto italiano… ‘che ce frega, so abituati a fasse sparà!’

1° luglio 2016: Bangladesh – Dacca; alle ore 21:20 locali, sette terroristi hanno aperto il fuoco all’interno del ristorante Holey Artisan Bakery situato nel quartiere diplomatico di Gulshan della capitale, non distante dall’ambasciata italiana. Dopo aver lanciato alcune granate a mano hanno preso in ostaggio alcune decine di ostaggi ed ucciso due poliziotti durante una sparatoria con le forze dell’ordine. Ventidue (9 italiani, 7 giapponesi, 5 bangladesi, 1 indiano e 1 statunitense) stranieri e sei attentatori sono morti durante l’attacco mentre uno dei terroristi è stato catturato e tredici ostaggi liberati dalle forze armate bangladesi, mentre sono state ferite altre cinquanta persone, principalmente militari.
Noi che abbiamo fatto un casino assurdo per i cazzi dell’altri (scusate, ma capirete perchè uso queste parole forti) ci si aspetta che per i nostri connazionali, che si trovavano in Bangladesh, siamo pronti a scatenare l’inferno..’Si ferma ai quarti l’avventura dell’Italia a Euro 2016. A Bordeaux la lotteria dei calci di rigore premia la Germania, che vince 7-6 e vola in semifinale. Dopo un primo tempo con poche emozioni, i tedeschi la sbloccano al 65′ con Ozil. Boateng ferma con le mani un colpo di testa di Chiellini e al 78′ Bonucci pareggia su rigore. Ai supplementari non cambia nulla: ai rigori l’errore decisivo è di Darmian dopo gli sbagli di Zaza, Pellè e Bonucci.‘ però va detto che prima della partita hanno mantenuto un minuto di silenzio… ‘zo pe!

Nessun giornale parla dei nove italiani TORTURATI, MUTILATI E UCCISI, perchè?

-Se stavano a casa non sarebbero morti.- se mio nonno aveva tre palle era un flipper.

Chi erano e perchè stavano lì?

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Simona MontiNon  ha fatto nemmeno in tempo a fare tutti gli esami per sapere come stava il bambino che aveva in grembo. Lavorava per la Mauli Spa di Revello (Cuneo) ed era a Dacca da circa un anno, per occuparsi di controllo di qualità nelle ditte fornitrici locali. Gli Italiani uccisi non sono nove, ma dieci!!!

Marco Tondat: 39 anni, era andato a lavorare a Dacca, come supervisore di un’azienda tessile, per assicurare un futuro migliore alla figlia di 5 anni. Originario di Spilimpergo, si era poi trasferito a Cordovado, sempre nel Pordenonese. Era separato, e in Italia aveva trovato solo occupazioni stagionali. Così un anno fa aveva deciso di andare in Bangladesh.

Christian Rossi: Doveva tornare proprio venerdì a casa, a Feletto Umberto, una frazione del comune di Tavagnacco, Udine, per passare le ferie con la moglie e le due bimbe, gemelline di tre anni. Aveva deciso di ritardare la partenza di un giorno per concludere gli affari e anche per quella cena di lavoro che è stata l’ultima. Manager della Bernardi, azienda d’abbigliamento friulana, comprava i tessuti. Dopo il fallimento del gruppo tessile, sfruttando le conoscenze nel settore, aveva deciso di mettersi in proprio fondando con un socio un’azienda di consulenza e di intermediazione.

Nadia Benedetti: Manager di successo, che girava il mondo in continuazione e aveva scelto Dacca come sua seconda casa. Il padre, fondatore della Bengler in via Cassia, l’aveva accompagnata in Bangladesh per insegnarle quello che sarebbe stato il suo lavoro: raccogliere ordinazioni dalle più importanti case di moda in Europa e negli Usa, scegliere le stoffe in Cina e in Australia, seguire la produzione sul posto (era specializzata in maglieria) fino alla spedizione.

Adele Puglisi: Nella capitale del Bangladesh Adele lavorava come manager per Artsana da aprile del 2014.

Claudia Maria D’Antona: 45 anni e gli ultimi 5 li aveva passati a fare la spola fra la Brianza e il Bangladesh, dove aveva aperto un’azienda tessile, la Star International. Pochi dipendenti e molta iniziativa imprenditoriale.

Claudio Cappelli: 45 anni e gli ultimi 5 li aveva passati a fare la spola fra la Brianza e il Bangladesh, dove aveva aperto un’azienda tessile, la Star International.

Maria Riboli: Per Luciano Davanzo, amministratore delegato del gruppo Imprenditori tessili di Milano, era stata una sorpresa, anni fa, incontrare a 8 mila chilometri di distanza, in Bangladesh, una ragazza del suo paese, un paese di mille abitanti, Vigano San Martino. Maria l’aveva lasciato dopo il matrimonio per trasferirsi con il marito Simone Codara, 43 anni, a Solza, altro minuscolo centro, ma in tutt’altra zona della provincia di Bergamo, verso la pianura.

Vincenzo Dell’Estro: Impiegato in un’azienda tessile,

Io mi sarei aspettato che noi tutti italiani, come un sol uomo, giù in piazza al suono:

Si scopron le tombe, si levano i morti
i martiri nostri son tutti risorti!
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d’Italia nel cor:
corriamo, corriamo! Sù, giovani schiere,
sù al vento per tutto le nostre bandiere
Sù tutti col ferro, sù tutti col foco,
sù tutti col nome d’Italia nel cor.

Invece… ‘Aho pe colpa dei sti quattro crucchi (Kroos, Draxler, Hummels, Kimmich, Boateng, Hector) semo fori dar mondiale’

Io non ho parole, e ho finito pure le parolacce… voi?

Concludo questo articolo con le parole di Magdi Cristiano Allam.

Da un ristorante all’obitorio, dall’autopsia al dimenticatoio. Che fine hanno fatto i nove italiane barbaramente massacrati dai terroristi islamici a Dacca?

Il governo del Bangladesh ha espresso un livello di umanità e di civiltà proclamando due giorni di lutto nazionale. In Italia non è stato neppure indetto un minuto di silenzio in ricordo dei nostri connazionali.
Di loro ormai non si parla più. Ci saranno dei funerali di Stato? Le esequie funebri saranno celebrate separatamente? Quando? Dove?
Possibile che il Governo italiano non abbia ritenuto di dover tributare il lutto nazionale per la più grave strage di italiani perpetrata dal terrorismo islamico? Possibile che si sia deliberatamente scelto di parlarne il meno possibile fino al punto da farne dimenticare la memoria?

 

 

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