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Ciò che leggete, è un estratto di uno spettacolo denominato ‘In vino veritas’, ed è una raccolta di monologhi riguardanti il vino.

Vi è una canzone, allegra che ha come protagonista, il vino, cantata dal grande Gigi Proietti.

Solitudine, amarezza, delusione tutti temi che portano ad abbracciare la bottiglia di vino; uno di questi monologhi è lo stupro, da sapore amaro. Visto dagli occhi di chi:

LO STUPRO 

Se ti capiterà di essere stuprata non ti crederà nessuno. Non solo. Il più delle volte ti ritroverai tutta la famiglia contro. Se lo stupro avverrà fuori casa ti diranno sempre che è colpa tua. Te la sei voluta. Sicuramente ci stavi, l’hai provocato, che menti spudoratamente e sei tu la sgualdrina e vuoi rovinare la vita del tuo stupratore. Se è impossibile mettere in dubbio la tua parola ed è dimostrabile, in modo concreto, il fatto che tu sia stata stuprata, allora diranno che lui è malato, è stato colto da un raptus, o era sotto l’effetto di strane droghe. Nessuno ti chiederà come mai eri costretta a prendere il tram, bus, la metro in periferia a tarda ora. Nessuno si interrogherà sulla tua situazione economica. a nessuno importerà di te e non ti crederanno mai. In qualunque luogo avverrà lo stupro sappi che  ti tratteranno da puttana, Dopo lo stupro avrai la sensazione di essere stata stuprata mille volte da tutte le persone che ti hanno usata e ti hanno violentata ancora per raggiungere i loro obiettivi. Potresti chiederti se hai fatto bene a raccontare, se effettivamente questo era il modo attraverso il quale volevi superare la tua brutta esperienza, se non era meglio che te ne stavi chiusa in casa. Potresti chiederti tutto questo ma dovrai innanzitutto ricordare che tu sei più importante di tutti i fottuti stronzi e le stronze che ti girano attorno come avvoltoi in attesa che il tuo cadavere gli sia utile per legittimare qualunque cosa. Perciò, se ti capitasse di essere stuprata, puoi fare alcune cose ricordandoti però che la violenza non è meno violenza quando accade altrove.

Quella sera avevo bevuto e abbiamo flirtato, ci siamo anche baciati. Ma quando sei andata a dormire nella stanza degli ospiti e ti chiesi se avessi bisogno di un compagno di ‘coccole’, rispondesti con un ‘no’ chiaro e tondo.

Più tardi, quando mi intrufolai nel tuo letto e tu dicesti nuovamente ‘no’. Cominciai a soffocarti, hai lottato, dicendo di ‘no’ con tutto il tuo corpo. Lottavi, lottavi e gridavi e piangevi poi… all’improvviso… il silenzio… perdonami perché io…non potrò mai perdonarmi…

Nonostante tutti i miei buoni propositi non riesco a, come si dice qui a Roma, tenermi il cecio in bocca.

 Ogni volta che in giro per Ostia, o sul web, e vedo i manifesto contro la violenza delle donne mi fermo a pensare; più mi fermo a pensare, più mi rendo conto che vi è un errore… un vizio di forma.

Intendiamoci, il vizio di forma non è nel voler denunciare questa aberrazione ma, nel modo  con cui essa viene denunciata.

Nell’immaginario collettivo, quando si parla di violenza sulle donne, si pensa subito allo stupro obliando le altre facce della Violenza sulle donne, ovvero: VIOLENZA FISICA, SESSUALE, PSICOLOGICA, ECONOMICA E STALKING.

Concentriamoci, per adesso sulla violenza sessuale.

Con un esempio alla spicciola, poniamo che  lo stupro sia un raffreddore. Ogni volta che io ho il raffreddore, prendo l’aspirina per debellare la malattia. Se però ogni volta che piove, o che fa freddo io non mi copro o sto al caldo avrò sempre il raffreddore.

Ora,  lo stupro in se è solo un vile atto meccanico, e se tutto si fermasse qui, allora altro non è che un mero spreco di parole e di inchiostro digitale.

Non mi stancherò mai di denunciare il fatto che viviamo in una società  misogena e patriarcale

 

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