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Normalmente non mi occupo di politica, ma per questa volta voglio fare un’eccezione; non riesco più a trattenere il rospo che ho in gola.

Ad ostia ci sono le mafie, si avete letto giusto ‘le mafie’ due, tre, sette non si sa però; tutto il decimo municipio sa che ci sono ‘le mafie’. Le mafie portano sparatorie, spaccio, prostituzione, come in tutto il resto del mondo, ma ultimamente di parla solo di Ostia come se fosse diventata il moderno vaso di Pandora.

Quando ci fu il commissariamento, venne fatta la fiaccolata ‘noi non siamo mafiosi’, dove circa un migliaio di cittadini ed esponenti della politica sia di destra che di sinistra vi hanno partecipato, il prefetto se ne è uscito con frase storica ‘solo 1000 su 250.000 sono intervenuti, segno questo che la popolazione di Ostia appoggia le mafie (mai che nessuno dia un numero preciso di quante sono).

A parte che ‘le mafie’ si combattono con altre fiaccolate unite ai forconi, ma a nessuno è venuto in mente che quei mille che si sono esposti, speranzosi che un gesto possa risolvere la situazione, sono gli ultimi fuochi di una circoscrizione che si è stufata di essere presa in giro. Il resto della popolazione quella che a detta del prefetto, ‘appoggia le mafie’, etichettata in questo modo, solo perché non si è presentata al corteo (e qui già incominciamo a discutere) si è stufata delle innumerevoli promesse (a vuoto), pretende dei cambiamenti da coloro che dovrebbero amministrare il territorio e non è andato giù l’essere etichettata dalla parte cattiva, perché non ha voluto/potuto partecipare alla fiaccolata.

Ma tutto questo preambolo, sarebbe mera retorica se non cercassi di spiegare cosa serva per risolvere il problema.

Non mi arrogo il diritto, di essere un tipo ‘sapone’, ‘sapereccio’ come diceva Ettore Petrolini intendendo quelle persone che sanno tutto e DEVONO dire a tutti quello che devono fare, perchè LORO sanno tutto; ma essendo un ostiano, mi sento di esprimere il mio parere, perché qui ad Ostia ci vivo.

Le mafie si combattono con la buona politica, e la buona politica (come tutto) pone le basi sulla cultura.

Non ci dobbiamo impaludare sul concetto che cultura sia il solo sinonimo di autori come Dante, Petrarca, Ungaretti e né sul fatto che sia figo decantare una poesia in inglese o francese.

Il concetto di cultura (da non confondere con ‘coltura’ data da programmi come il Grande Fratello, l’Isola dei Famosi, ect; il mondo va avanti e noi siamo ancora rimasti al concetto di piazza; farci vedere e farci ci i… ehm gli affari degl’altri.) racchiude in sé tutto ciò che la mente umana possa concepire, letteratura che si evolve da forma letteraria a forma viva, con attori vivi davanti ad un pubblico. Musica, che da meri segni su un foglio, danno vita ad emozioni se suonati, cantati andando a braccetto con gli attori, dando nuova linfa e nuove sfumature alla letteratura.

Cinema, ultimo nato e quindi ancora giovane (in fondo ha ‘solo’ 123 anni, il primo film, anche se in realtà è un test e considerato un documentario, dei fratelli Lumière, Auguste e Louis, risale al 1895, intitolato L’uscita dalle officine Lumière ‘La sortie de l’usine Lumière’) che è in grado di unire tutte le sopracitate discipline in un qualcosa che ha di magico.

Fare cultura non significa ‘solo’ ma significa ‘anche’ investire denaro. Fare cultura significa non dimenticare, significa ricordare, significa cercare e ricercare. Insieme ai teatri le sale cinematografiche sono spazi di aggregazione importanti e vanno riqualificati con la creazione di aree studio, aree dessay, aree di discussione e di incontro, aree gioco tematico per bambini. Spazi dove poter parlare di tecnica cinematografica, di attori e registi che hanno fatto la storia del nostro cinema ma che hanno anche rappresentato sul grande schermo la nostra società. Piccole sale o grandi sale, multisala o arene, spazi destinati alla cultura dell’immagine in movimento che vanno sostenute con iniziative e con una seria formazione.

Attività che hanno l’onore di togliere ragazzi dalla strada, facendo conoscere loro un mondo che ha origini molto antiche, prima dell’impero Romano e che ancora oggi vengono rappresentate.

Fare teatro non è, una cosa da sfigati o una terapia di gruppo per poveri emarginati, se vedete questo avete visto solo ‘il cocuzzolo’ della parte emersa dell’iceberg.

Significa dare un alleggerimento del disagio sociale e delle difficoltà familiari che grazie alla cultura diffusa del teatro, soprattutto quello amatoriale, diviene base per nuovi saperi oltre ad essere un valido supporto di aggregazione e di utilità sociale. Circa l’80% della produzione teatrale nel Lazio viene sostenuta da compagnie teatrali amatoriali che portano lo spettacolo dal vivo anche nei piccoli centri, dove non esistono strutture idonee, nelle piazze, negli spazi desueti all’arte teatrale, sia per necessità che per desiderio di sperimentazione e senza che questo freni in alcun modo l’entusiasmo del teatrante e del pubblico. La necessità di sostenere questi operatori silenziosi della cultura e le strutture che li ospitano, e che lavorano come associazioni culturali, è quindi indispensabile ed imprescindibile. Un progetto di protezione e crescita di spazi e compagnie non professionistiche, che sono il vero motore di una rinascita teatrale, appare necessario soprattutto in quelle periferie dove il degrado e la criminalità hanno devastato il tessuto sociale.

La musica, la danza, il balletto vanno portati nei piccoli centri, nei piccoli spazi, e grande risalto deve essere dato ai giovani artisti, ai giovani operatori culturali, alle loro idee ed al loro desiderio di esprimersi e di appassionarsi alla vita.

Attraverso la cultura di comunità, di scambio, di aiuto reciproco; di difesa del bene pubblico. Proviamo insieme a considerare l’economia sociale come un’opportunità per consolidare legami ed il desiderio di comunità. Il X Municipio (ma il discorso è valido in tutti i campi) cambierà se insieme torneremo a dare la meritata dignità alla sua storia, alla sua cultura, facendo rivivere la sua aria di libertà nella produzione artistica e culturale come anche nella sua cultura popolare. Potrà cambiare soltanto se, lavorando insieme, riacquisterà l’autorevolezza del suo ruolo all’interno di Roma come crocevia di fedi, di religioni, di rapporti diplomatici e di scambi dove lo sguardo verso il sud del mondo incontra il mediterraneo e lo avvicina all’Europa unita. Fare teatro oltre che attività di spettacolo è sinonimo di inclusione, di crescita, di formazione, di creazione di nuove professionalità.

Queste sono le basi della cultura, ma non è solo questo: è sport, è andare ai musei, viaggiare ovvero fare tutte quelle attività che permettono di aprire la mente e che si possono fare sia da soli che in gruppo.

Paradossalmente, una delle accezioni di ‘cultura’ è ‘aggregazione’.

Il X municipio, sta incominciando a diventare una società multietnica, perché non sfruttare questa occasione per evolverci noi stessi e dare un esempio di accettazione all‘integrazione (molti sono i segnali, basta VOLERLI vedere) con quelli che con disprezzo chiamiamo extracomunitari?

Sul nostro territorio, nell’Ostia Levante c’è da più di vent’anni la scuola di teatro gestita dal Maestro Gianni Pontillo, che punta ad insegnare con percorsi formativi mirati, in un arco di studi di tre anni di cui da qualche anno è diventata ‘Centro di Formazione artistica Accademia di Teatro Dafne 1’.

Da più o meno lo stesso tempo, più di vent’anni, c’è la scuola di musica Acqua Rossa, gestita dal Maestro Bruno Rosati ed altre strutture come Mondo musica, FDM la Fabbrica della Musica, School of rock, di sicuro più giovani, ma sempre ad Ostia Levante.

Ostia Ponente invece ci sono poche strutture che con cocciutaggine vogliono dare, o per meglio dire RIdare lustro a questa parte del territorio.

Dal Teatro Fàrànume, gestito dal Maestro Serafini e dalla signora Maccari, che nonostante tutti i problemi di Ostia ponente, prosegue le sue attività, senza mai aver perso la speranza, ad altre strutture come Ma che musical, Associazione Culturale Arcadia, Readarto officine artistiche.

Perché Ostia Levante ha un comando di Polizia e uno di Carabinieri, mentre Ostia Ponente solo uno di Carabinieri sezione stradale, i quali non prendono denunce dirottando al Comando di via di Fabbri Navali (Ostia Levante)?

Sia chiaro che non è intenzione di cui che scrive, denigrare in alcun modo l’operato dei due corpi di difesa preposti alla sicurezza del cittadino.

Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte;

ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici,

infuocato i miei nemici.

E qual è il motivo? Sono un ebreo.

Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano?

Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo?

Se ci avvelenate noi non moriamo?

E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?

Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo.

Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual è la sua umiltà? Vendetta.

La cattiveria che tu mi insegni io la metterò in pratica;

e sarà duro ma eseguirò meglio le vostre istruzioni.

[William Shakespeare Mercante di Venezia Monologo di Shylock]

Scusate, ma non ho saputo resistere, ma questo monologo con le dovute eccezioni è ciò che sentono i cittadini di Ostia Ponente nei confronti di Ostia Levante.

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